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PIANO REGOLATORE ALBANO LAZIALE (Prg) |
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La formazione e l’aggiornamento del Piano Regolatore rappresenta un atto importante per l’Amministrazione Comunale e per la Cittadinanza. In tale contesto si delineano i principi ordinatori del territorio, caratterizzandone le preferenze, gli scopi e le strategie per adeguarla alle esigenze territoriali ed urbane. Il tutto, dovrebbe essere finalizzato nell’ottica dell’accrescimento culturale, sociale ed ambientale e tende a migliorare le condizioni dei servizi offerti, della mobilità e della qualità della vita, nell’interesse di tutta la cittadinanza, degli operatori economici e delle imprese. Fare un Piano oggi significa ascoltare le idee, le aspirazioni, i bisogni dei cittadini che abitano il proprio territorio per riconsegnare un progetto di riqualificazione e modernizzazione dello stesso. Questa è la formula che si presenta la più adatta a rappresentare le nuove condizioni in cui ci si trova ad operare. Il piano è il momento di sintesi generale, in cui ogni soggetto economico propone una serie di istanze finalizzate al raggiungimento dei propri obiettivi. Il risultato è la centralità della relazione che si instaura tra i soggetti. Ma il piano raggiunge i propri obbiettivi quando non ci sono sconfitti ma tutti vincitori. Purtroppo debbo rilevare che In questo prg ci sono tanti sconfitti, i cittadini, e pochi vincitori, gli attuali amministratori. Il filo conduttore di una strategia politica non può essere la convinzione di essere più furbi per poter poi sfruttare tutto quanto si ritenga funzionale a prendere più voti calpestando quei principi di democrazia, di uguaglianza, di confronto con gli altri e di crescita umana, in poche parole la “coscienza civile”. Una cosa indispensabile che il buon amministratore pubblico deve avere è la dignità. Le carenze strutturali che a ns parere caratterizzano il presente piano riguardano alcuni nodi fondamentali che purtroppo non sono stati sciolti e risolti e precisante: 1° La trasparenza delle scelte operate, 2° La compatibilità del piano regolatore generale con gli indirizzi formulati dal Piano Paesistico Regionale; 3° il recupero dei nuclei abusivi spontaneamente sorti nell’ambito delle circoscrizioni di Pavona e Cecchina; 4° l’inserimento all’interno del piano regolatore generale dei patti territoriali presentati nei vari bandi colline romane; 1° La trasparenza delle scelte operate In primo luogo i cittadini, appaiono sempre meno partecipi al destino della propria città, pur essendo i principali fruitori del piano, sia come singoli che come gruppi, che devono, accettando le regole, dare il loro contributo critico e concreto per migliorare la qualità del progetto, tutto questo non sembra che sia stato fatto. Infatti solo Forza Italia ha indetto alcuni mesi orsono un convegno sul PRG ed ha dato voce ai cittadini ed professionisti, che hanno esposto le loro esigenze che sono restate lettera morta nell’ambito della redazione del piano. Non sono state coinvolte nelle scelte, le parti sociali ed economiche, nonché i soggetti. Enti ed autorità con competenza economica e sociale in modo tale da coinvolgere nell’iter decisionale, le Associazione ed Istituzioni, Liberi Professionisti operatori nel settore, e le varie entità titolari di interessi potenzialmente coinvolti nella redazione del P.R.G. che sicuramente potevano contribuire a consolidare un confronto aperto sul percorso di definizione del processo di valutazione della variante del PRG. Pertanto è mancato sostanzialmente il confronto con le realtà economiche, produttive, commerciali e sociali territoriali, nonché dei professionisti Ingegneri architetti geometri, non è stata avviata come previsto la consultazione finalizzata all’acquisizione preventiva di suggerimenti, proposte e istanze in merito, da parte di chiunque poteva avere interesse, anche per la tutela degli interessi diffusi. Praticamente un piano fatto di opzioni individuali, legate all’interesse economico personale di pochi, e non intimamente corrisposto e condiviso con i cittadini.Ne deriva così una entità astratta disarticolata e lontana dai bisogni reali della città.Dalla consultazione del piano non emerge sostanzialmente quale futuro di sviluppo si vuole dare a questo comune, commerciale industriale produttivo, turistico alberghiero, artigianale, con il sostegno dei prodotti tipici, storico archeologico con la rivalutazione dei siti di interesse culturale. Il grande limite di questo piano è appunto questo, una territorio scientificamente suddiviso in relazione alle necessità dei singoli e non nell’intesse di uno sviluppo sostenibile per la collettività. 2° La compatibilità del piano regolatore generale con gli indirizzi formulati dal Piano Paesistico Regionale; Su questo punto c’è poco da dire le carte parlano chiaro il nuovo piano regolatore e il nuovo piano paesistico regionale sono in contrasto tra di loro. Ad Albano centro zona Vascarelle ed Olivella Mole laddove sono previste aree di espansione edilizia il piano paesistico le identifica come zone agricole. A Pavona nella zona di espansione prevista su Santa Maria in Fornarola e fino ai limiti del Comune di Roma laddove sono previste aree di espansione edilizia il piano paesistico le identifica come zone agricole. In zona di Cancellieria la stessa identica situazione, come pure a Cecchina Tor paluzzi, Montagnano e così via dicendo. Quale destino ci si può aspettare allorquando la regione Lazio valuterà questo piano in funzione del proprio piano paesistico? Ve lo diciamo noi verrà rimesso al mittente con tanti saluti. Le zonizzazioni non sono compatibili con gli indirizzi di piano paesistico regionale. Ma allora ci chiediamo perché presentare un nuovo piano regolatore quando sappiamo già che fine farà? Forse le promesse sono state tante ed il territorio insufficiente per cui il piano sarà comunque una utopia ed il rigetto regionale una giustificazione ad un maldestro approccio di pianificazione territoriale. 3° il recupero dei nuclei abusivi spontaneamente sorti nell’ambito delle circoscrizioni di Pavona e Cecchina; Gran parte dele zone spontaneamente sorte sono state inserite nelle zone di espansione C. Questa scelta è penalizzante per chi ha già edificato e sanato con le varie leggi di condono edilizio succedutesi nel tempo, in quanto questi sventurati ed ignari cittadini non sanno che per avere le tanto desiderate opere di urbanizzazione, strade, parcheggi, scuole etc. dovranno riunirsi in consorzi presentare piani di lottizzazione, eseguire le opere di urbanizzazione a propria cure e spese pagando quindi due volte le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Tutto questo con la Perimetrazione dei nuclei abusivi non sarebbe accaduto in quanto tali opere con piani particolareggiati si sarebbero realizzati con gli introiti degli oneri concessori delle costruzioni abusive già versati nelle casse comunali. La tardiva e parziale attuazione del primo piano regolatore ancora vigente, a fronte di un quadro socio-economico, territoriale e disciplinare completamente mutato, ha prodotto soprattutto nuovi agglomerati residenziali, legali e spontanei, che in entrambi i casi, anche se con problematiche affatto diverse, evidenziano carenze più o meno accentuate di servizi, infrastrutture e qualità urbana. Ricercare la soluzione a questi problemi, unitamente ad una seria tutela delle aree agricole – risorsa naturale ma anche economico-produttiva da valorizzare – può essere affrontato solo e soltanto con un programma serio di recupero. D'altra parte, lo strumento principale di coordinamento il Piano Regolatore Generale deve espletare il proprio effetto, ed i risultati tangibili, che non si produrranno spontaneamente, saranno determinati dall’orientamento e dalla conoscenza delle risposte date agli indirizzi proposti dalla pubblica amministrazione, dalle realtà sociali territoriali e dai cittadini. Ebbene questo non è stato fatto. 4° l’inserimento all’interno del piano regolatore generale dei patti territoriali presentati nei vari bandi colline romane; La mancanza di un impianto organico nella redazione del piano, emerge anche nella assenza volontaria dei patti territoriali in itinere, infatti paradossalmente, non sono stati inseriti nel contesto globale di pianificazione i patti territoriali già approvati e quelli di futura attuazione. Pertanto ancor prima di nascere questo piano è già vecchio, tenuto conto che gli interventi previsti nei patti territoriali sono importanti e consistenti circa 100.000 metricubi su monte savello, residenziale e terziario, e 40.000 metricubi in località casette, residenziale e terziario. Ora ci chiediamo, visto che le varianti relative ai patti territoriali sono già state ratificate da questo consiglio comunale ed inserite nel vecchio PRG, come mai il nuovo piano non le riportata integralmente? A tal uopo si fa notare che in tali interventi sono previste opere infrastrutturali, strade piazze scuole etc., che non sappiamo come si raccordano con il nuovo piano regolatore. La stravagante bizzarria che si è venuta a creare dimostra come il nuovo piano e meno aggiornato del precedente. Forse l’inserimento degli interventi previsti con i Patti Territoriali, avrebbero appesantito ulteriormente il piano, in modo tale da precludere nuovi interventi edificatori già preordinati. Forse qualche consigliere doveva rinunciare a qualche metro cubo per lasciare spazio agli interventi di patto. Questo lo sanno solo in pochi, così come in pochi hanno operato le scelte, cosi come in pochi hanno condizionato la vita politica di questo paese. Conclusioni : Per tutti questi importanti motivi noi di Forza Italia per il Partito delle Libertà chiediamo il ritiro di questo nuovo piano in quanto inadeguato alle esigenze della città. Lo chiediamo anche perché venga rivisto in funzione delle osservazioni sopra citate, e venga rielaborato con uno spirito costruttivo ed in un ambito di trasparenza civile e democratica, perche questo è quanto si aspettano i cittadini e le forze produttive di albano. Nello spirito del rispetto delle regole democratiche e come principio ispiratore l’obbiettivo principe e faro guida la soddisfazione delle esigenze collettive e non personali. Mi appello a voi consiglieri che avete la responsabilità futura di questa città condividiamo le scelte e la maggioranza non si arrocchi su posizioni tuzioristiche di parte e di posizione. Non riteniamo giusto che questo piano sia motivo di divisione tra i cittadini ma momento di sintesi ed accordo comune di crescita e di sviluppo. Il Piano Regolatore Generale Comunale (P.R.G.C.) è definito come uno strumento che regola l'attività edificatoria in un territorio comunale. È uno strumento redatto dal singolo comune o da più comuni limitrofi (Piano Regolatore Generale Intercomunale) e contiene indicazioni sul possibile utilizzo o tutela delle porzioni del territorio cui si riferisce. Il primo Piano Regolatore fu introdotto dalla Legge 2359/1865 ed era costituito da due parti: un Piano regolatore edilizio, il cui ambito d'intervento era il perimetro della città esistente, e un Piano d'ampliamento, il cui ambito era il circondario esterno. Le sue caratteristiche principali sono: È uno strumento facoltativo, i comuni che vogliono dotarsene devono fare precisa richiesta giustificando con specifica esigenza È esteso al solo territorio urbano, nella campagna non si ha pianificazione È direttamente attuativo, non ha bisogno di un ulteriore livello di attuazione Ha durata limitata nel tempo di 25 anni La sua entrata in vigore ha dichiarazione di pubblica utilità Ha veste di tipo iconico, dettaglio fino alla scala architettonica, con la sua morfologia architettonica
Si chiama P.R.G. [Piano Regolatore Generale], è esteso all'intero territorio comunale È obbligatorio per comuni più importanti compresi in un elenco redatto dal ministero dei lavori pubblici (elenco che dopo la guerra sarà affidato alle regioni) Non è direttamente attuativo, necessita di un ulteriore livello di attuazione non ha scadenza, così facendo si escludono vuoti normativi Ha veste simbolica, i simboli fanno riferimento alle diverse tipologie di fabbricazione sull'area Sulla base della normativa urbanistica del 1942 la dottrina è solita distinguere tra zonizzazioni e localizzazioni: Le zonizzazioni indicano la divisione del territorio in aree di carattere omogeneo: esse incidono sul regime giuridico dei beni nel senso che l'edificazione, che secondo la dottrina tradizionale inerisce al diritto di proprietà, è soggetta ad una disciplina di carattere pubblicistico a tutela di interessi generali (regime di altezze, volumi massimi ammissibili in relazione ai lotti edificabili, distanze tra costruzioni e rispetto ai confini ecc.). Le localizzazioni si riferiscono alla rete di servizi ed infrastrutture destinate alla generalità dell'utenza: la previsione di nuove strutture dà luogo a vincoli puntuali aventi contenuto parte dei progettisti del PCS e degli uffici preposti, quindi sottoposte al Consiglio comunale. Il consiglio Comunale con deliberazione motivata si pronuncerà sull'accoglimento o meno delle osservazioni presentate, entro centottanta giorni dalla scadenza dei sessanta giorni di cui sopra; con lo stesso atto il Consiglio adotta definitivamente il PRG con le modifiche apportate a seguito dell'accoglimento di alcune osservazioni. Nei trenta giorni successivi alla delibera di adozione definitiva il PRG verrà trasmesso alla Giunta Provinciale la quale si esprimerà sulla conformità del PRG alla normativa sovraordinata (per esempio: PPAR, PIT e PTC) . Il parere espresso dalla Giunta Provinciale entro centottanta giorni, qualora favorevole consente al Consiglio comunale di approvare il PRG nei successivi sessanta giorni. Qualora la Giunta Provinciale esprimesse dei rilievi in ordine alla conformità del PRG il Comune può: a) approvare il PRG recependo totalmente i rilievi formulati dalla Giunta Provinciale, b) respingere i rilievi e controdedurre con deliberazione motivata (entro novanta giorni). Detto atto verrà discusso dalla Giunta Provinciale che nei novanta giorni successivi dovrà esprimere un parere definitivo, che consentirà l'approvazione definitiva del Piano. Dalla data di adozione della variante generale sino alla data di approvazione definitiva sono in vigore tutti e due gli strumenti urbanistici generali (quello vigente e quello adottato), pertanto per qualsiasi intervento (ad esclusione della manutenzione ordinaria), che comporti la trasformazione del territorio e/o del patrimonio edilizio, dovrà essere conforme alle previsioni di tutti e due gli strumenti urbanistici; si applicano infatti le misure di salvaguardia di cui alla L. n°1902/1952. Qualora le istanze presentate prevedano interventi in contrasto con lo strumento urbanistico generale adottato, il loro iter dovrà essere motivatamente "sospeso" fino alla data di approvazione del nuovo PRG.
Daniele Brunamonti Cosigliere e Capogruppo FI di Albano Laziale |
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QUALE FUTURO PER ALBANO ? Il Consigliere Daniele Brunamonti ,Capogruppo di Forza Italia alza i Toni in consiglio comunale!
Forza Italia nettamente critica esce dall’aula consigliare |